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Qui si clicca per un breve sample di "touch me" >>>> TOUCH ME <<<<  (Massimo Moccia)

Una sezione di ottoni? Siete sprovvisti di sassofoni, trombe e tromboni? Anche le chitarre elettriche, specialmente se distorte, possono supplire. >>>TT-Tubes!<<<

Più in carattere con il titolo di questa pagina è, invece >>> BURNING THE CLUB<<<(Massimo Moccia), una dozzina di battute di blues su un tempo medio del mio trio "PLAY CASH" (Moccia, D'Aquino e De Luca). 

Versioni più estese dei brani sono presenti alla pagina AUDITORIUM.             

Quattro chiacchiere.

Un secolo di scuola afro-americana. Nessun musicista ha potuto rimanere esente dalle conseguenti influenze e, d'altronde, nessun musicista ha voluto rimanere estraneo al fenomeno. Da parte mia, ricordo che negli anni sessanta, oltre a tante strane canzoni italiane che scimmiottavano la Surf Music, passavano per radio (era la RAI e c'erano solo due reti) con una insospettabile frequenza "My favorite things" e "Giant steps" di John Coltrane, così come sovente si poteva ascoltare "Chain of fools" di Aretha Franklin o "The dock of the bay", di Steve Cropper ed interpretata dall'incredibile Otis Redding. Insomma, se ci aggiungi quello che inevitabilmente si poteva ascoltare dei Beatles, dello Spencer Davis Group e dei Rolling Stones, alla radio si beccava bella roba. Tenete presente che, per chissà quale confusione di idee nel menagement dell'epoca, nei supermercati come UPIM o La Rinascente, al reparto Dischi trovavi, insieme ai 45 giri di Caterina Caselli e Gianni Morandi, anche il 45 giri di >>> NAIMA <<< (J. Coltrane), una delle ballad più esoteriche mai circolate sul pianeta. E c'era qualcuno che le comprava queste incisioni. Pazzesco: non stiamo parlando di Long Playing, ma di Singoli, cioè il formato più commerciale e di pronto impiego. E via così: quando accompagnavo mia mamma a fare la spesa in uno dei mercatini rionali più popolari di Napoli, se c'era troppo da aspettare mi prendevo una bella pausa alla "postazione Juke box" della cremeria che c'era lì, dove potevo selezionare "Fire" (J. Hendrix), "The house that Jack built" (A. Franklin) e qualche altra chicca che ricordo meno. Posso affermare che nel primo decennio del 2000 c'è minore varietà di proposte. La "prima linea" per il consumatore di musica è, oggi, più uniformemente omologata ed orientata al rigorosamente commerciale. Insomma, gli Anni '60, per chi era dotato di una almeno moderata curiosità e sensibilità, sono stati un momento un po' diverso da quello che oleograficamente si continua a propagandare e, questo è il bello, mentre l'aspetto più stupido di quegli anni viene tirato in ballo continuamente, ma a forza, come pura imposizione, dalla industria dei Media, i contributi dati dagli artisti dell'area Jazz, della letteratura, della cinematografia etc. etc., hanno costruito grattacieli culturali immensi, insostituibili. La sintesi voluta dai Bluesman del Delta, così come da Coltrane e, stella tra le stelle, da  MILES DAVIS, ha partorito, a dirne solo una, venti anni di Rap che non poteva certo venir fuori da un ovulo sterile.

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